RELAZIONE TRA BIOMECCANICA ED ECONOMIA NELLA CORSA
Pubblicato da Carlo Cavasinni il Giugno 1, 2025
La running economy (RE) cioè il costo energetico/consumo di ossigeno a velocità submassimali, è considerata uno dei principali determinanti della performance nella corsa di resistenza, insieme al VO2max e la capacità di sostenere una percentuale elevata di VO2max.
Negli ultimi anni numerosi studi hanno indagato la relazione tra biomeccanica della corsa e RE, con l’idea che ottimizzare determinati pattern biomeccanici possa migliorare la performance riducendo il costo energetico a parità di velocità. Tuttavia, i risultati sono molto variabili e talvolta contraddittori, con review precedenti di tipo narrativo e non sistematico.
Al centro di questo studio, gli autori hanno quindi deciso di condurre:
Una revisione sistematica della letteratura disponibile.
Una meta-analisi dei dati osservazionali per quantificare con maggiore precisione le associazioni.
Un’analisi dei potenziali fattori che possono spiegare le discrepanze tra studi (es. velocità di corsa, standardizzazione delle scarpe, metodo di espressione della RE, eterogeneità dei campioni).
3 database (PubMed, Web of Science, Embase) + preprint server + reference checking.
Fino ad aprile 2023.
Inclusione: adulti sani (18–65 anni), corsa su treadmill o terreno piano a velocità costante e submassimale, RE misurata con analisi dei gas respiratori.
Esiti considerati:
Variabili biomeccaniche spaziotemporali, cinematiche, cinematiche articolari, forze di reazione al suolo, rigidità muscolare e parametri EMG.
Analisi statistica:
Meta-analisi a 3 livelli per gestire effetti multipli dallo stesso studio (es. più velocità per gli stessi soggetti).
Valutazione di eterogeneità (I²) e meta-regressioni per identificare moderatori.
GRADE per qualità delle evidenze.
Risultati Dettagliati
Caratteristiche degli studi:
51 studi, 1115 partecipanti (904 M, 227 F).
Varie velocità testate (2.22–5.56 m/s).
Solo 16 studi hanno standardizzato le scarpe.
27 studi a velocità fissa, 24 a velocità multiple.
Angoli articolari (inizio contatto, mid-stance, toe-off) e range of motion: nessuna associazione significativa.
Forze verticali e variabili meccaniche: nessuna associazione significativa.
Attivazione EMG: nessuna associazione significativa, ma alcune tendenze di piccola entità.
Meta-regressioni:
La velocità di corsa, l'uso di scarpe standardizzate, il tipo di unità di misura della RE e la normalizzazione del consumo a riposo non hanno modificato in modo sistematico le associazioni biomeccanica-RE.
Antropometria (altezza, peso, età) non ha spiegato variazioni sostanziali nei risultati.
Discussione
Gli autori sottolineano che, nonostante numerosi studi abbiano suggerito singoli pattern biomeccanici ideali, nessuna singola variabile biomeccanica predice da sola la RE in modo affidabile.
Tuttavia:
Aumentare la frequenza di passo e limitare l’oscillazione verticale sembrano strategie genericamente favorevoli.
Rigidità maggiore (muscolare e della gamba) è associata a una migliore RE, forse perché migliora la trasmissione e conservazione di energia elastica durante il ciclo del passo.
Gli autori sottolineano la complessità della relazione tra biomeccanica e RE, che è probabilmente multi-fattoriale e specifica per l’individuo.
Molte discrepanze tra studi passati derivano da:
Differenze metodologiche.
Piccole dimensioni campionarie.
Mancata standardizzazione di velocità e calzature.
Eccessiva eterogeneità nei soggetti inclusi.
Implicazioni pratiche
Per allenatori e atleti:
Migliorare la frequenza di passo e ridurre l’oscillazione verticale potrebbero essere interventi efficaci.
Modificare angoli articolari, lunghezza del passo o forze di reazione al suolo non sembra avere un impatto significativo.
L’uso di wearable per monitorare questi parametri può essere utile, ma senza aspettative miracolose: le modifiche devono essere individualizzate e basate su dati oggettivi.
Non esiste un unico stile di corsa ottimale: occorre un approccio su misura.
Limiti
Solo studi osservazionali → rischio di confondenti.
Scarsa presenza di donne.
Qualità metodologica variabile (molti studi a rischio moderato di bias).
Impossibilità di considerare l’interazione simultanea di più variabili biomeccaniche.
Prospettive future
Studi longitudinali e di intervento per capire se modifiche biomeccaniche migliorano davvero la RE e la performance.
Analisi multivariata e machine learning per identificare pattern biomeccanici individualizzati ottimali.
Maggiore attenzione a velocità realistiche di gara e uso sistematico di scarpe standardizzate.
Conclusione
Il lavoro rappresenta la più ampia e robusta sintesi disponibile sulla relazione tra biomeccanica della corsa e running economy, confermando che nessuna singola variabile biomeccanica spiega di per sé le differenze di RE tra individui, ma alcune indicazioni utili emergono per la pratica.
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