UN ARTICOLO DI CARLO CAVASINNI

QUANO SI ALLENANO DAVVERO I TRIATLETI AGE-GROUP? IL PIU' GRANDE STUDIO SUI CARICHI DI ALLENAMENTO NEL TRIATHLON

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QUANO SI ALLENANO DAVVERO I TRIATLETI AGE-GROUP? IL PIU' GRANDE STUDIO SUI CARICHI DI ALLENAMENTO NEL TRIATHLON

Pubblicato da Carlo Cavasinni il Giugno 15, 2026

Oltre 34.000 allenamenti analizzati: cosa possiamo imparare dalla scienza per migliorare la nostra preparazione

Negli ultimi vent'anni il triathlon è passato dall'essere una disciplina di nicchia a uno degli sport endurance più praticati al mondo. Ogni stagione migliaia di atleti si preparano per affrontare gare Sprint, Olimpiche, 70.3 e Ironman, dedicando centinaia di ore ad allenamenti di nuoto, ciclismo, corsa e preparazione atletica.

Nonostante questa enorme diffusione, esiste ancora una domanda alla quale molti atleti cercano una risposta:

Quanto si allenano realmente i triatleti amatoriali più preparati?

Spesso il confronto avviene attraverso racconti sui social media, confronti tra amici o programmi di allenamento trovati online. Tuttavia, fino a oggi, mancavano dati oggettivi e scientificamente validati in grado di descrivere in modo preciso il carico di lavoro sostenuto dai triatleti age-group.

Una ricerca pubblicata nel 2026 sulla rivista scientifica Frontiers in Sports and Active Living ha colmato questa lacuna analizzando oltre 34.700 sessioni di allenamento registrate da 95 triatleti provenienti da 25 nazioni differenti. Lo studio rappresenta uno dei più importanti lavori mai realizzati sull'argomento e offre una fotografia estremamente realistica di come si allenano gli atleti amatoriali moderni.

I risultati non solo confermano molte delle intuizioni degli allenatori più esperti, ma permettono di comprendere con maggiore precisione quali siano i volumi di allenamento, come cambino durante la stagione e quali differenze esistano tra chi prepara gare Sprint e chi punta a completare un Ironman.

Perché questo studio è diverso dagli altri

La maggior parte delle ricerche precedenti si basava su questionari compilati dagli atleti.

Il problema di questo approccio è evidente: la memoria umana è imprecisa.

Molti atleti tendono infatti a sovrastimare o sottostimare il numero di allenamenti svolti, i chilometri percorsi o il tempo dedicato alla preparazione.

In questo studio, invece, i ricercatori hanno utilizzato dati esportati direttamente da TrainingPeaks, una delle piattaforme di monitoraggio più diffuse nel mondo del triathlon.

Questo significa che ogni sessione analizzata era stata registrata da dispositivi GPS, cardiofrequenzimetri, misuratori di potenza e smartwatch.

I ricercatori hanno quindi avuto accesso a:

  • durata effettiva degli allenamenti;
  • chilometraggio reale;
  • frequenza cardiaca;
  • Training Stress Score (TSS);
  • distribuzione stagionale dei carichi;
  • abitudini di allenamento della forza.

In totale sono state raccolte:

  • 34.731 sessioni;
  • 2.177 settimane di allenamento;
  • 95 triatleti;
  • sei mesi consecutivi di monitoraggio.

I numeri dello studio

Il database finale comprendeva:

ParametroValore
Triatleti coinvolti95
Paesi rappresentati25
Sessioni analizzate34.731
Settimane monitorate2.177
Periodo osservato6 mesi
Età media48 anni
Età minima18 anni
Età massima75 anni

Si tratta probabilmente del più ampio archivio pubblico mai utilizzato per descrivere il comportamento di allenamento dei triatleti age-group.

Il concetto di Training Load: non conta solo il tempo

Quando si parla di allenamento molti atleti pensano immediatamente alle ore trascorse a nuotare, pedalare o correre.

In realtà il tempo rappresenta soltanto una parte dell'equazione.

Due atleti possono allenarsi per cinque ore e ottenere effetti fisiologici completamente differenti.

Un lungo in bici a bassa intensità e una sessione di ripetute ad alta intensità hanno infatti impatti molto diversi sull'organismo.

Per questo motivo gli scienziati utilizzano il concetto di Training Load, ovvero il carico di allenamento.

Il carico rappresenta una misura complessiva dello stress prodotto dall'allenamento e tiene conto contemporaneamente di:

  • volume;
  • intensità;
  • frequenza;
  • recupero.

Lo studio utilizza come parametro principale il Training Stress Score (TSS).

Si tratta di un indicatore sviluppato per misurare simultaneamente:

  • volume;
  • intensità;
  • durata.

Un allenamento lungo e tranquillo può produrre un TSS simile a un allenamento breve ma molto intenso.

Esempi pratici:

Tipo di allenamentoTSS indicativo
Corsa rigenerante 45'30-40
Allenamento medio60-90
Lungo in bici120-180
Mezzo Ironman250-350
Ironman500+

Il vantaggio del TSS è che permette di confrontare discipline diverse utilizzando un linguaggio comune.

Cos'è il TSS e perché è così importante

Il Training Stress Score è stato sviluppato per quantificare il costo fisiologico di una sessione.

L'idea è semplice:

un allenamento lungo ma facile può produrre un carico simile a un allenamento breve ma molto intenso.

Il TSS permette di tradurre queste differenze in un unico valore numerico.

Per esempio:

  • una seduta molto leggera può generare 30-40 TSS;
  • un allenamento medio 70-100 TSS;
  • una gara lunga può superare 250-300 TSS.

Questo indicatore viene oggi utilizzato da coach professionisti, preparatori olimpici e squadre World Tour per monitorare la crescita della forma fisica e prevenire il sovraccarico.

Lo studio ha scelto il TSS come principale parametro di riferimento proprio perché consente di confrontare atleti diversi utilizzando un linguaggio comune.

Quanto si allenano realmente i triatleti?

Una delle conclusioni più interessanti riguarda il volume medio di allenamento.

L'atleta age-group medio del campione accumula tra le 8 e le 10 ore di allenamento settimanali.

Naturalmente esistono grandi differenze in base agli obiettivi stagionali.

I valori medi osservati mostrano che molti triatleti riescono a sostenere carichi importanti pur conciliando lavoro, famiglia e impegni personali.

Questo dato sfata anche un mito diffuso:

non tutti i triatleti amatoriali passano 15 o 20 ore alla settimana ad allenarsi.

Molti ottengono ottimi risultati con volumi più contenuti ma ben strutturati.

La distanza di gara cambia tutto

Tra tutti i fattori analizzati, quello che ha mostrato il maggiore impatto è stata la distanza di gara preparata.

Gli atleti orientati verso le lunghe distanze registrano:

  • circa 615 minuti settimanali;
  • 171 km ogni settimana;
  • 574 TSS.

Gli specialisti delle distanze Sprint e Olimpiche presentano invece:

  • 507 minuti settimanali;
  • 118 km;
  • 452 TSS.

La differenza è enorme.

Parliamo di oltre un'ora e mezza in più di allenamento ogni settimana e di circa il 45% di chilometri aggiuntivi.

Il motivo è semplice.

Le competizioni Ironman e 70.3 richiedono un'elevata efficienza aerobica e una straordinaria capacità di mantenere sforzi prolungati.

Questo comporta la necessità di accumulare più tempo nelle cosiddette zone aerobiche.

In altre parole, chi prepara un Ironman deve imparare a stare in movimento per molte ore consecutive.

La periodizzazione continua a essere la strategia vincente

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda la gestione stagionale del carico.

I ricercatori hanno suddiviso la stagione in quattro fasi:

Off Season

Periodo dedicato al recupero fisico e mentale.

I valori registrati sono stati i più bassi dell'intero anno:

  • 340 minuti;
  • 84 km;
  • 364 TSS.

Fase Generale

Periodo dedicato alla costruzione della base aerobica.

Qui si lavora soprattutto sulla quantità.

Fase Specifica

È il momento in cui si raggiungono i picchi stagionali.

I numeri parlano chiaro:

  • 556 minuti settimanali;
  • 166 km;
  • 620 TSS.

Questa fase rappresenta il cuore della preparazione.

Taper e Gara

Periodo dedicato alla riduzione del carico.

L'obiettivo è arrivare freschi alla competizione.

Perché il recupero è fondamentale

Uno degli errori più comuni tra gli age-group è pensare che allenarsi sempre di più produca automaticamente risultati migliori.

La fisiologia dimostra esattamente il contrario.

L'allenamento genera uno stress che provoca un temporaneo calo delle prestazioni.

È durante il recupero che l'organismo si adatta e diventa più forte.

Questo fenomeno prende il nome di supercompensazione.

I dati dello studio dimostrano che gli atleti più strutturati non aumentano continuamente il volume.

Alternano invece fasi di crescita e fasi di scarico.

Questo approccio consente di:

  • ridurre il rischio di infortuni;
  • limitare il sovrallenamento;
  • migliorare l'adattamento fisiologico;
  • arrivare più freschi alle gare.

L'età conta meno di quanto immaginiamo

Uno dei risultati più sorprendenti riguarda l'età.

I ricercatori si aspettavano di trovare una progressiva riduzione del carico con l'avanzare degli anni.

In realtà non è emersa alcuna differenza statisticamente significativa.

Molti atleti over 50 e over 60 continuano infatti ad accumulare volumi simili a quelli delle categorie più giovani.

Questo risultato è particolarmente interessante perché conferma quanto osserviamo nelle competizioni moderne.

Sempre più master riescono a mantenere livelli prestativi elevati per decenni.

L'invecchiamento comporta certamente cambiamenti fisiologici, ma una programmazione intelligente può ridurre notevolmente il loro impatto.

Donne e uomini si allenano in modo molto simile

Anche il sesso non ha mostrato differenze significative nei carichi di allenamento.

Le donne presenti nello studio hanno registrato volumi, distanze e TSS comparabili a quelli degli uomini.

Questo risultato suggerisce che i principi fondamentali della preparazione endurance siano sostanzialmente gli stessi per entrambi i sessi.

Naturalmente rimangono differenze fisiologiche e metaboliche importanti, ma il volume complessivo di lavoro sembra seguire logiche molto simili.

L'allenamento della forza non è più opzionale

Un altro dato estremamente interessante riguarda la preparazione muscolare.

Il 75% degli atleti analizzati svolge regolarmente allenamento della forza.

Le caratteristiche principali sono:

  • due sedute settimanali;
  • circa 40 minuti per sessione;
  • utilizzo di pesi liberi;
  • esercizi a corpo libero;
  • maggiore frequenza nella fase generale.

Questo conferma una trasformazione culturale enorme rispetto al passato.

Fino a pochi anni fa molti triatleti evitavano la palestra per paura di aumentare la massa muscolare.

Oggi sappiamo che la forza migliora:

  • economia di corsa;
  • efficienza di pedalata;
  • produzione di potenza;
  • prevenzione degli infortuni;
  • longevità sportiva.

Cosa possiamo imparare come triatleti

La lezione più importante dello studio è probabilmente questa:

non esiste un numero magico di ore settimanali valido per tutti.

I carichi devono essere costruiti in funzione di:

  • distanza di gara;
  • esperienza;
  • disponibilità di tempo;
  • capacità di recupero;
  • obiettivi stagionali.

Tuttavia, il lavoro dei ricercatori ci fornisce finalmente un punto di riferimento concreto.

Sappiamo che gli age-group più organizzati seguono una logica precisa:

  1. costruiscono una base aerobica;
  2. aumentano progressivamente il carico;
  3. raggiungono un picco nella fase specifica;
  4. riducono il volume prima delle gare;
  5. inseriscono periodi di recupero;
  6. dedicano spazio all'allenamento della forza.

È proprio questa struttura che sembra rappresentare il vero segreto del miglioramento continuo.

Conclusioni

Per molti anni il mondo del triathlon ha basato gran parte delle proprie convinzioni sull'esperienza pratica e sull'osservazione empirica.

Questo studio offre finalmente una fotografia scientifica di ciò che avviene realmente nella preparazione degli age-group.

I risultati mostrano che i migliori programmi di allenamento non sono necessariamente quelli più duri o più voluminosi.

Sono quelli che riescono a bilanciare in modo intelligente stress e recupero.

La distanza di gara e la fase della stagione rappresentano i fattori che influenzano maggiormente il carico di lavoro, mentre età e sesso sembrano avere un impatto molto inferiore rispetto a quanto comunemente si pensa.

Per allenatori e atleti, questi dati rappresentano un riferimento prezioso per valutare il proprio percorso e costruire programmi sempre più efficaci, sostenibili e basati sull'evidenza scientifica.

Nel triathlon moderno la differenza non la fa soltanto quanto ci si allena.

La differenza la fa soprattutto come ci si allena.

Wells et al., 2026


Carlo Cavasinni

Preparatore atletico Sport di Endurance e Forza

Pescara, Montesilvano, Chieti, Francavilla al Mare


Carlo Cavasinni | P.iva 02447860681
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