
Un nuovo studio pubblicato su Biology of Sport rivela che gli atleti di endurance più allenati subiscono un calo di prestazione più marcato quando si allenano in condizioni di bassa ossigenazione.
L’allenamento in ipossia — ovvero in ambienti con ridotta concentrazione di ossigeno, come in alta quota è una pratica consolidata nello sport d’élite. Se ben programmato, stimola la produzione di globuli rossi e migliora la capacità aerobica. Tuttavia, in fase acuta, la carenza di ossigeno può ridurre la performance, soprattutto negli sport di resistenza.
Un gruppo di ricercatori guidato da Tomasz Kowalski dell’Istituto dello Sport – National Research Institute di Varsavia ha voluto capire quali fattori influenzano il calo della potenza critica (Critical Power, CP) durante l’esposizione all’ipossia. Il lavoro, pubblicato nel 2026, fornisce indicazioni utili per chi programma allenamenti in quota o in camere ipossiche.
I ricercatori hanno coinvolto 33 atleti di alto livello (triathleti e pattinatori di velocità, di cui 11 donne).
Ogni atleta ha svolto due test ciclistici di tre minuti per determinare la propria potenza critica:
Durante i test sono stati misurati parametri fisiologici e ematologici, tra cui il consumo massimo di ossigeno (V̇O₂max), la massa di emoglobina (Hbmass) e la saturazione muscolare.
I dati hanno mostrato che gli atleti con un V̇O₂max più alto e una maggiore potenza critica di base subiscono un calo più pronunciato della potenza in ipossia.
In altre parole, più sei allenato, più risenti della carenza di ossigeno.
Nelle donne, il calo di potenza (ΔCP) era fortemente correlato alla massa di emoglobina, al volume ematico e ad altri parametri misurati con la tecnica del CO rebreathing, considerata la più accurata per valutare lo stato ematologico.
Negli uomini, invece, le correlazioni più forti sono emerse con l’ematocrito e il contenuto medio di emoglobina (MCH).
Il modello statistico più efficace ha spiegato circa il 50% della variabilità nella perdita di potenza, indicando come fattori chiave il V̇O₂max, l’Hbmass e l’MCH.
Secondo gli autori, gli atleti d’élite hanno sistemi fisiologici talmente ottimizzati da risultare più sensibili alla riduzione di ossigeno rispetto agli sportivi amatoriali.
Lo studio suggerisce che:
Gli autori segnalano che lo studio è stato condotto in ipossia simulata normobarica (camera ipossica) e non in alta quota reale, dove la pressione atmosferica è inferiore.
Inoltre, il numero ridotto di partecipanti non ha consentito analisi statistiche distinte per sesso.
Futuri studi dovranno esplorare come l’acclimatazione e l’ipossia ipobarica reale influenzino questi risultati.
Allenarsi in quota rimane uno strumento potente, ma non esente da complessità.
I dati di Kowalski e colleghi ci ricordano che la risposta all’ipossia è altamente individuale e dipende da fattori fisiologici, ematologici e di genere.
Per massimizzare i benefici e ridurre i rischi di calo prestativo, la valutazione ematologica personalizzata è un tassello sempre più indispensabile nella preparazione degli atleti di endurance.
Kowalski et al., 2025
Preparatore atletico Sport di Endurance e Forza
Pescara, Montesilvano, Chieti, Francavilla al Mare