UN ARTICOLO DI CARLO CAVASINNI

PRINCIPALI FATTORI CHE INFLUENZANO LA CONCENTRAZIONE DI LATTATO NEL  SANGUE DURANTE L'ESERCIZIO

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PRINCIPALI FATTORI CHE INFLUENZANO LA CONCENTRAZIONE DI LATTATO NEL  SANGUE DURANTE L'ESERCIZIO

Pubblicato da Carlo Cavasinni il Gennaio 13, 2026

L’articolo analizza in modo sistematico tutti i principali fattori che influenzano la concentrazione di lattato nel sangue ([La⁻]) durante l’esercizio, con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza dell’interpretazione di questo parametro in ambito clinico, scientifico e sportivo.
Il lavoro è costruito attorno alla lactate shuttle theory, secondo cui il lattato non è un semplice “prodotto di scarto”, ma:

  1. una fonte energetica primaria,
  2. un precursore gluconeogenetico,
  3. una molecola di segnalazione.

La concentrazione di lattato nel sangue riflette quindi l’equilibrio dinamico tra produzione, trasporto e consumo, mediato soprattutto dai trasportatori MCT (monocarboxylate transporters). Qualsiasi fattore che modifichi anche solo uno di questi processi può alterare significativamente la [La⁻].

FATTORI METODOLOGICI

I fattori metodologici sono quelli indipendenti dall’individuo e potenzialmente controllabili sperimentalmente.

1. Intensità dell’esercizio

È il determinante più noto della [La⁻].

  • Durante test incrementali, la [La⁻]:
    • resta stabile a basse intensità,
    • aumenta lentamente oltre una prima soglia (LT1),
    • cresce in modo esponenziale oltre una seconda soglia (LT2).

Queste soglie riflettono:

  • il progressivo reclutamento delle fibre muscolari (da tipo I a IIa fino a IIx),
  • il rapporto tra produzione e consumo di lattato, non solo la produzione in sé.

Negli esercizi a carico costante, gli autori distinguono tre domini di intensità:

  1. sotto LT1 → lattato stabile a valori basali,
  2. tra LT1 e MLSS → lattato stabile ma sopra il basale,
  3. sopra MLSS → lattato che aumenta progressivamente nel tempo.

Il Maximal Lactate Steady State (MLSS) rappresenta l’intensità massima sostenibile con equilibrio tra rilascio e rimozione del lattato ed è considerato un buon indicatore dell’intensità di massima ossidazione aerobica.

Negli sforzi brevi e massimali, è fondamentale distinguere tra:

  • lattato finale (subito dopo l’esercizio),
  • lattato massimo (3–8 minuti dopo), che è quello realmente rappresentativo.

2. Tipo di sangue analizzato

La [La⁻] varia in base a dove viene misurata:

  • capillare e venoso (soprattutto da muscoli attivi): valori più alti,
  • arterioso: valori più bassi, perché il lattato è già stato parzialmente rimosso dai tessuti consumatori.

Questo dipende dal fatto che diversi organi (muscoli meno attivi, cuore, cervello, fegato) assorbono lattato dal sangue durante l’esercizio.

3. Compartimento del sangue: plasma vs eritrociti

Il lattato è distribuito tra:

  • plasma,
  • globuli rossi, che non possono ossidarlo ma lo trasportano (soprattutto tramite MCT1).

A seconda del momento della misurazione e della circolazione del sangue:

  • il lattato può essere maggiore nel plasma o negli eritrociti.
    Inoltre, i diversi analizzatori (plasma vs sangue intero) possono fornire valori diversi.

4. Tipo di esercizio e massa muscolare coinvolta

La quantità di muscolo attivo è cruciale:

  • esercizi localizzati → meno produzione e più capacità relativa di rimozione,
  • esercizi total body → maggiore produzione e minore capacità di compenso.

Questo spiega perché lo stesso soggetto può avere MLSS diversi in sport diversi (es. ciclismo vs canottaggio).

5. Restrizione del flusso sanguigno

Misurazioni pressorie o allenamenti con BFR possono alterare la [La⁻]:

  • se applicati a lungo a riposo → aumento locale del lattato,
  • se applicati lontano dal muscolo attivo durante l’esercizio → valori falsamente più bassi.

FATTORI BIOLOGICI

Sono fattori dipendenti dall’individuo, ma comunque influenzabili o controllabili.

1. Stato di allenamento

L’allenamento di endurance:

  • riduce la [La⁻] a parità di carico,
  • sposta verso destra la curva lattato-carico,
  • aumenta LT1, LT2 e MLSS in termini di potenza/lavoro, non di concentrazione assoluta.

La riduzione della [La⁻] è legata soprattutto a:

  • maggiore capacità mitocondriale di ossidare lattato,
  • miglior clearance muscolare.

Paradossalmente, il lattato massimo tende ad aumentare con l’allenamento, riflettendo una maggiore capacità glicolitica e prestativa.

2. Nutrizione e glicogeno

Livelli bassi di glicogeno muscolare:

  • riducono la produzione di lattato,
  • abbassano la [La⁻] durante test incrementali e costanti.

Questo può simulare falsamente un miglioramento della performance.
La discriminante principale rispetto all’allenamento è che:

  • con glicogeno basso → lattato massimo diminuisce,
  • con allenamento → lattato massimo aumenta.

Il glicogeno influenza anche il trasporto del lattato (via MCT) e l’attività catecolaminica.

3. Ipossia e altitudine

  • Ipossia acuta: spostamento a sinistra della curva lattato-carico (più lattato a parità di lavoro).
  • Ipossia cronica (acclimatazione): parziale o totale normalizzazione, spesso con riduzione del lattato massimo.

Gli autori discutono il cosiddetto “lactate paradox”, chiarendo che non è realmente un paradosso perché:

  • la produzione di lattato non dipende direttamente dall’ossigeno intracellulare,
  • l’ipossia modifica sia produzione sia rimozione.

Le catecolamine (soprattutto adrenalina) giocano un ruolo chiave.

4. Temperatura

  • Caldo: aumenta la [La⁻] (più glicolisi, più catecolamine, maggiore attività enzimatica).
  • Freddo: risultati contrastanti; in alcuni casi aumenta il lattato per maggiore reclutamento di fibre veloci, in altri lo riduce.

L’acclimatazione termica e le strategie di raffreddamento possono ridurre la [La⁻].

5. Idratazione

La maggior parte degli studi suggerisce che:

  • l’aumento della [La⁻] osservato in disidratazione è spesso mediato dalla temperatura,
  • quando la temperatura è controllata, l’effetto diretto dell’idratazione è minimo o nullo.

6. Sonno

La privazione parziale di sonno:

  • spesso aumenta la [La⁻] a parità di carico,
  • oppure porta a raggiungere la stessa [La⁻] a carichi inferiori.

Gli effetti sembrano mediati soprattutto dal calo della performance, più che da un’alterazione diretta del metabolismo del lattato.

7. Ritmi circadiani

In generale:

  • la [La⁻] è più alta nel pomeriggio/sera rispetto al mattino,
  • questo è associato a temperatura corporea più elevata e migliori prestazioni.

Conclusioni principali

  • La concentrazione di lattato nel sangue non è un valore assoluto, ma il risultato di un equilibrio complesso tra produzione, trasporto e consumo.
  • Sia fattori metodologici sia biologici possono alterare profondamente la [La⁻].
  • Confrontare valori di lattato senza controllare rigorosamente le condizioni è rischioso.
  • La raccomandazione chiave degli autori è: misurare il lattato sempre nelle stesse condizioni quando si monitora un individuo o si confrontano soggetti diversi.

Benítez-Muñoz et al., 2025


Carlo Cavasinni

Preparatore atletico Sport di Endurance e Forza

Pescara, Montesilvano, Chieti, Francavilla al Mare


Carlo Cavasinni | P.iva 02447860681
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