
L’articolo analizza in modo sistematico tutti i principali fattori che influenzano la concentrazione di lattato nel sangue ([La⁻]) durante l’esercizio, con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza dell’interpretazione di questo parametro in ambito clinico, scientifico e sportivo.
Il lavoro è costruito attorno alla lactate shuttle theory, secondo cui il lattato non è un semplice “prodotto di scarto”, ma:
La concentrazione di lattato nel sangue riflette quindi l’equilibrio dinamico tra produzione, trasporto e consumo, mediato soprattutto dai trasportatori MCT (monocarboxylate transporters). Qualsiasi fattore che modifichi anche solo uno di questi processi può alterare significativamente la [La⁻].
FATTORI METODOLOGICI
I fattori metodologici sono quelli indipendenti dall’individuo e potenzialmente controllabili sperimentalmente.
1. Intensità dell’esercizio
È il determinante più noto della [La⁻].
Queste soglie riflettono:
Negli esercizi a carico costante, gli autori distinguono tre domini di intensità:
Il Maximal Lactate Steady State (MLSS) rappresenta l’intensità massima sostenibile con equilibrio tra rilascio e rimozione del lattato ed è considerato un buon indicatore dell’intensità di massima ossidazione aerobica.
Negli sforzi brevi e massimali, è fondamentale distinguere tra:
2. Tipo di sangue analizzato
La [La⁻] varia in base a dove viene misurata:
Questo dipende dal fatto che diversi organi (muscoli meno attivi, cuore, cervello, fegato) assorbono lattato dal sangue durante l’esercizio.
3. Compartimento del sangue: plasma vs eritrociti
Il lattato è distribuito tra:
A seconda del momento della misurazione e della circolazione del sangue:
4. Tipo di esercizio e massa muscolare coinvolta
La quantità di muscolo attivo è cruciale:
Questo spiega perché lo stesso soggetto può avere MLSS diversi in sport diversi (es. ciclismo vs canottaggio).
5. Restrizione del flusso sanguigno
Misurazioni pressorie o allenamenti con BFR possono alterare la [La⁻]:
FATTORI BIOLOGICI
Sono fattori dipendenti dall’individuo, ma comunque influenzabili o controllabili.
1. Stato di allenamento
L’allenamento di endurance:
La riduzione della [La⁻] è legata soprattutto a:
Paradossalmente, il lattato massimo tende ad aumentare con l’allenamento, riflettendo una maggiore capacità glicolitica e prestativa.
2. Nutrizione e glicogeno
Livelli bassi di glicogeno muscolare:
Questo può simulare falsamente un miglioramento della performance.
La discriminante principale rispetto all’allenamento è che:
Il glicogeno influenza anche il trasporto del lattato (via MCT) e l’attività catecolaminica.
3. Ipossia e altitudine
Gli autori discutono il cosiddetto “lactate paradox”, chiarendo che non è realmente un paradosso perché:
Le catecolamine (soprattutto adrenalina) giocano un ruolo chiave.
4. Temperatura
L’acclimatazione termica e le strategie di raffreddamento possono ridurre la [La⁻].
5. Idratazione
La maggior parte degli studi suggerisce che:
6. Sonno
La privazione parziale di sonno:
Gli effetti sembrano mediati soprattutto dal calo della performance, più che da un’alterazione diretta del metabolismo del lattato.
7. Ritmi circadiani
In generale:
Conclusioni principali
Benítez-Muñoz et al., 2025
Preparatore atletico Sport di Endurance e Forza
Pescara, Montesilvano, Chieti, Francavilla al Mare